Articoli più letti oggi

  • Etichettamento, stigmatizzazione e salute mentale

    L’etichettare è uno strumento linguistico-cognitivo che utilizziamo per facilitare la comprensione dell’ambiente che ci circonda e per snellire la comunicazione. E’ infatti un’euristica mentale che permette di non passare sotto il vaglio della corteccia preferontale ogni esperienza della nostra quotidianità. Ad esempio, chiamiamo le persone di colore “extracomunitarie” (anche se probabilmente sono della nostra stessa nazionalità e magari sono anche nati nella nostra stessa città) solo basandoci sull’aspetto esteriore. In breve, abbiamo bisogno di interpretare la realtà in maniera rapida e ci serviamo di queste scorciatoie mentali. Totalmente adattive da un punto di vista evoluzionistico, ma iatrogene quando parliamo di psicologia clinica.

     

  • R.U.L.E.R

    L'educazione di un popolo si giudica dal contegno ch'egli tien per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case.
    Ed
     
     
     
     
     
     

     
    R.U.L.E.R
    Esercitare il cross-over, questo ci chiede, attualmente, in modo più o meno diretto, il panorama psicologico italiano; spaziare ed integrare unità apparentemente indipendenti, riguardanti la nostra professione, come potrebbero essere la clinica, la ricerca pura, le neuroscienze, la psicologia del lavoro, la psicologia sociale e la bioetica al fine di creare una vera e propria “rete” sinergica complessa che funzioni armonicamente e che risponda, anzi, che sappia rispondere alle enormi architetture comportamentali e di personalità che caratterizzano ogni individuo; dopo alcune riflessione ho, quindi, deciso di affrontare un tema che, a mio avviso, raccoglie ed esprime molto bene il concetto di “cross-over”, in questo caso, nell'ambito sociale dell'istruzione pubblica. Mi riferisco al metodo “R.U.L.E.R”(Recognizing, Understanding, Labeling, Expressing and Regulating emotion ) ed alle implicazioni che esso ha con l'intelligenza emotiva e con rinnovate modalità di comunicazioni di cui tale metodo fa vanto all'interno dei contesti scolastici.

  • Neuropsicologia del linguaggio

    Modello “a triangolo” per la lettura di parole (adattato da Watson et al., 2012)

    Tutto ciò che sappiamo sul modo in cui le funzioni del linguaggio sono organizzate nel cervello umano l’abbiamo appreso dalle condizioni morbose o da circostanze atipiche.

    Già in Egitto ed in Grecia, infatti, si era a conoscenza che lesioni cerebrali sinistre interferivano regolarmente con le funzioni linguistiche.

    Il fatto che i bambini potessero manifestare in qualche modo la comprensione del parlato quando ancora non potevano esprimersi adeguatamente ha suggerito che gli aspetti ricettivi (decoding) ed espressivi (encoding) del linguaggio potessero essere tra loro separati.

  • Neuropsicologia della schizofrenia. Il rapporto tra la memoria episodica, la formazione del senso del sé e i sintomi schizofrenici.

    La schizofrenia è universalmente considerata la più grave malattia mentale poiché comporta una continua difficoltà nel mantenere un solido contatto con la realtà e la dissociazione di funzioni mentali che nella persona non schizofrenica sono inscindibili. Con fatica, infatti, possiamo immaginare cosa voglia dire pensare a qualcosa e allo stesso tempo sentire che non siamo noi a pensare, ma che a farlo sia qualche altra forza, o persona, o spirito ecc. Questo però rappresenta soltanto un esempio di cosa sia la realtà mentale di una persona affetta da schizofrenia.

  • I meccanismi di difesa: dalla psicologia psicodinamica alle neuroscienze

    *Tratto Liberamente dalla relazione "Proteggersi dai conflitti: i meccanismi di difesa tra psicodinamica e neuroscienze" presentata al convegno "“Competizione e cooperazione. Dall’obbligo biologico al processo decisionale"
    I meccanismi di difesa sono un concetto centrale della psicologia, trasversale ai diversi modelli ed alle diverse teorie. È interessante notare che al pari della psicologia stessa, anche tale costrutto dal punto di vista teorico subisce delle evoluzioni e vira progressivamente verso un modello relazionale: infatti, se per Freud si tratta di meccanismi necessari per fronteggiare conflitti intrapsichici, per Kohut essi diventano utili per proteggere le fragilità del sé dalle sollecitazioni esterne. Per Bowlby, invece, i meccanismi di difesa sono conseguenza di traumi causati da relazioni disfunzionali. Per Fonagy è possibile concepire persino gli stili di attaccamento come meccanismi di difesa, in quanto abituali modelli relazionali utili per fronteggiare l’angoscia ed ottimizzare l’adattamento.

  • Aggressività e Tratti calloso-Anemozionali

    Un recente documento del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti ha segnalato con urgenza l'aumento di problemi di condotta e di aggressività in età evolutiva. Anche se con gravità minore, nel nostro territorio questi disturbi sono in aumento. I bambini che presentano tali difficoltà sono a rischio per lo sviluppo di comportamenti violenti, problemi di salute mentale, abbandono scolastico, abuso di sostanze, difficoltà occupazionali, problemi familiari e di coppia nonché possibilità di mettere in atto azioni criminose in età adolescenziale e adulta. Una delle possibili, e peggiori, evoluzioni durante l'età adulta dei problemi della condotta è il Disturbo Antisociale di Personalità. Questo problema può essere considerato di salute pubblica a causa delle sue ricadute nel sociale, considerato anche il costo finanziario del trattamento e della riabilitazione. Ciò rende indispensabile uno studio accurato di questi comportamenti patologici per poter mettere in atto prevenzioni secondarie efficaci, in grado di bloccare una possibile pericolosa evoluzione.

  • La Fiaba come valore e strumento educativo

    La favola può essere certamente intesa come una specifica forma di linguaggio espressivo utile a far crescere i bambini e a potenziare in loro la capacità di parlare dei propri vissuti interiori. La psicologia di C.G. Jung ha fornito molti strumenti concettuali che permettono di cogliere il senso delle fiabe, i loro insegnamenti e gli effetti che queste hanno avuto da sempre in tutti noi.

  • L’anoressia giovanile: conferenza di Giorgio Nardone

    Il giorno 22 giugno 2017 a Pontedera è stata condotta, dal noto psicoterapeuta Giorgio Nardone, una conferenza sul tema dell’anoressia giovanile. Giorgio Nardone è allievo di Paul Watzlawick ed è considerato tra le figure di maggiore spicco della scuola di Palo Alto: ha trattato ben 25.000 casi con successo ed ha fondato e dirige oggi il Centro di Terapia Strategica situato ad Arezzo. 

  • Il monitoraggio routinario degli esiti della psicoterapia: il sistema CORE

    Studiare gli effetti della psicoterapia sul cervello di cui si è parlato nel precedente articolo rimanda necessariamente ad un argomento ben più ampio: l’efficacia degli interventi psicologici. Purtroppo nella pratica clinica misurare i cambiamenti dal punto di vista neurofisiologico sarebbe dispendioso in termini di tempo e denaro, e probabilmente non aggiungerebbe informazioni sulprocesso psicodinamico. 

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