L’aromaterapia: retaggio della medicina antica o nuova frontiera delle neuroscienze?

 

L’utilizzo delle piante aromatiche a scopo curativo affonda le sue radici nell’antichità, quando la malattia era interpretata come punizione divina e i guaritori erano pochi eletti capaci di interpretare il volere degli dei. Il primo erbario della storia fu stilato dall’imperatore cinese Shen Nung, soprannominato il divino guaritore, autore di oltre 250 ricette consistenti in miscele di erbe e minerali. Ma fu la cultura Egizia la più importante fruitrice di erbe per scopi medici, in particolare papavero e canapa, di cui abbiamo testimonianza tramite i numerosi papiri raffiguranti sacerdoti - gli unici in grado di comunicare con gli dei -  che somministrano elisir di lunga vita e rimedi per le più svariate funzioni - tutt’oggi ancora avvolti da un alone di mistero - incluso il potenziamento della memoria e della concentrazione, la cura di malattie e la conservazione dei corpi dopo la morte (Signore et al., 2013). Questo tipo di medicina di stampo magico-sacerdotale si diffuse nelle civiltà assiro-babilonese, cinese e indiana fino ad arrivare ai greci e ai romani.                                        
Fu Ippocrate nel IV secolo a.C. a dissolvere quell’aura intrisa di misticismo che circondava la medicina erboristica, facendo assurgere questa pratica a dignità di scienza con la fondazione del metodo clinico di diagnosi, prognosi e terapia (Miller & Miller, 1999).

Artigiani ed Architetti

L’esperienza dello studio approfondito, dell’acquisizione sistematica delle conoscenze, è un’opera di artigianato. Per anni, studiando, scolpiamo il nostro sapere, costruiamo architetture plastiche con le quali stabiliamo e rimaneggiamo continuamente le relazioni che legano ogni contenuto. All’inizio gettiamo le fondamenta assorbendo in modo quasi acritico ciò che menti ben più sagge ed esperte di noi ci propongono, ma man mano ciò che impariamo davvero è una metodologia che trascende i contenuti e che diventa un modo di approcciarsi alle evidenze, di qualsiasi natura esse siano. Arriviamo a nutrire una illusoria fede nei pilastri e negli architravi che fabbrichiamo affinché il nostro cammino da neofiti della scienza sia meno caotico. Eppure, il mio personale percorso mi ha condotto ad un punto critico: per quante informazioni fossi in grado di acquisire e rimaneggiare, ritrovavo in modo ricorrente un aspetto non completamente afferrabile nella sua natura profonda. Maggiore è la quantità di conoscenze con cui mi devo confrontare, più intensa diventa questa frustrazione paradossale. Essa riguarda una sorta di consapevolezza intuitiva dei legami fra i diversi piani di realtà nell’ambito dello studio della mente, i quali tuttavia inevitabilmente sfuggono alla descrizione scientifica sistematica.

L’anoressia giovanile: conferenza di Giorgio Nardone

Il giorno 22 giugno 2017 a Pontedera è stata condotta, dal noto psicoterapeuta Giorgio Nardone, una conferenza sul tema dell’anoressia giovanile. Giorgio Nardone è allievo di Paul Watzlawick ed è considerato tra le figure di maggiore spicco della scuola di Palo Alto: ha trattato ben 25.000 casi con successo ed ha fondato e dirige oggi il Centro di Terapia Strategica situato ad Arezzo. 

Gut-brain axis e Disturbi dello Spettro Autistico: implicazioni

La summa del pensiero ippocratico circa la nosologia era che “tutte le malattie hanno origine nell’intestino” (Ippocrate, IV secolo a.C.), volendo così sottolineare l’equivalenza tra benessere del tratto gastro-intestinale e salute dell’intero organismo. Il padre fondatore della medicina non si è allontanato molto da ciò che corrisponde alla realtà, pur non essendo a conoscenza della fittissima rete neuronale che si dipana nel nostro intestino (tanto complessa da essere stata definita “secondo cervello”) che si è rivelata giocare un ruolo fondamentale nell’omeostasi dell’organismo umano (Costa et al., 2000).

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