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Il termine “clonazione” è diventato celebre da quando ha cominciato ad assumere caratteristiche fantascientifiche, cioè/ovvero con la “nascita” della pecora Dolly (nome dall’origine vivace).
In genetica, la clonazione si riferisce alla produzione di copie identiche di organismi viventi tramite manipolazione genetica.  Prima delle copertine del Times e di Nature del 1997, che raffiguravano Dolly, altri animali erano stati clonati. La storia della clonazione può iniziare nel 1938, con i tentativi di trasferimento nucleare di Hans Spemann. I primi animali scelti per la clonazione erano rane o meglio blastule, dotate di nuclei totipotenti. Negli anni 60, John Gurdon riuscì a prelevare nuclei di cellule differenziate dall’intestino di un girino trasferendoli in una cellula uovo enucleata. La percentuale di successo dell’esperimento, benché bassa (7%), portò alla formazione di girini che riuscirono a diventare rane adulte capaci di riprodursi. La prima clonazione di mammiferi è datata invece 1981, quando Hoppe e Illmense ottennero la riproduzione di topolini. Questo esperimento non riuscì tuttavia ad essere duplicato con successo e i due scienziati dovettero interrompere questa linea di ricerca incentrata sulla clonazione di topi tramite trasferimento nucleare.
Con la stessa tecnica, pochi anni più tardi, sono stati prodotti i primi ovini e le prime pecore, fino ad arrivare alla famosa Dolly, la cui clonazione ottenne un grande risonanza mediatica. La tecnica del trasferimento nucleare era stata infatti ulteriormente perfezionata nel tempo ed ha continuato ad esserlo fino all’arrivo, lo scorso dicembre, di Zhong Zhong e Hua Hua (Nazione e Popolo in lingua cinese): i primi primati clonati a partire da un fibroblasto.
Il lavoro di ricerca, coordinato da Mu-ming Poo -direttore dell’Istituto di Neuroscienze dell’Accademia delle Scienze di Shanghai e pubblicato sulla rivista scientifica Cell ( http://www.cell.com/cell/pdf/S0092-8674(18)30057-6.pdf ) è basato sulla riprogrammazione di cellule provenienti da tessuti prelevati da feti, non da animali adulti come era avvenuto con Dolly. Anche per far nascere i due macachi i fallimenti necessari sono stati notevoli, coinvolgendo decine di madri surrogate. Attualmente, stando ai ricercatori, i due macachi godono di ottima salute. Osservando vari video su Internet vedo due piccole scimmie che si abbracciano e che sembrano cercare qualcosa tra i pupazzi  forniti loro;  mi ricordano molto l’esperimento di Harlow. Chissà se qualche psicologo sta studiando il loro comportamento.
Secondo Poo il sistema di clonazione utilizzato potrà essere utile per la creazione di un numero elevato di primati geneticamente identici da poter utilizzare, appositamente geneticamente programmati, per lo studio di determinate malattie, come la Malattia di Alzheimer o di Parkinson, e per sperimentare in modo più mirato farmaci di nuova generazione.
I possibili campi di applicazione però non si fermerebbe qui, coinvolgendo anche il settore dell’industria alimentare, con la possibilità di creare animali che rispondano meglio alle esigenze dell’allevamento. Sarebbe possibile anche assicurare i caratteri ottenuti da incroci. Infine, una simile metodologia potrebbe essere utilizzata per tutelare la biodiversità attraverso la conservazione di specie in via di estinzione.
Come tutte le scoperte scientifiche, il problema che si pone sta nell’utilizzo che si fa di queste innovazioni. Il termine “clonazione” deriva dal greco antico κλών (klōn “ramo", "ramoscello"), e indica la nascita di un soggetto da un altro, come appunto un ramo dal suo tronco. Della nascita di questo ramoscello siamo quindi responsabili, nel senso non solo morale del termine, ma anche intendendo la responsabilità solo come la possibilità di prevedere le conseguenze del proprio comportamento. 
Scriveva Einstein che “Lo studio e la ricerca della verità e della bellezza rappresentano una sfera di attività in cui è permesso di rimanere bambini per tutta la vita [...] la scienza, tuttavia, non può creare fini e ancora meno inculcarli negli esseri umani; la scienza, al massimo, può fornire i mezzi con cui perseguire eventuali fini. Ma i fini in sé sono concepiti da personalità dotate di alti ideali etici”.
Concludo riportando che, per quanto riguarda invece la clonazione umana -l’unica per cui sembra esserci un antropocentrico allarme- attualmente in Italia la Legge 40 del 2004 punisce la sperimentazione su embrioni umani. Sono inoltre vietati interventi di clonazione mediante trasferimento di nucleo o di scissione precoce dell'embrione.