Sessualità e psicoterapia

Ho il piacere di pubblicare l’intervista, fatta in collaborazione con la Dott.ssa Conforti, al Dottore Giovanni Gravina, medico endocrinologo e consulente in sessuologia.
Il Dottor Gravina è specialista ambulatoriale, medico del Consultorio Giovani e del Centro Arianna per il trattamento dei DCA - ASL 5 Pisa. Responsabile dell’U.O. Medicina Generale Casa di Cura San Rossore di Pisa, docente presso il Corso di Laurea in Dietistica presso l’Università di Pisa, presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad indirizzo analitico-transazionale PerFormat e presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad indirizzo bioenergetico-umanistico
PsicoUmanitas di Pistoia. Membro del Consiglio Direttivo Nazionale e Presidente Sezione Regionale Toscana della Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare. Socio F.I.S.S. (Federazione Italiana Sessuologia Scientifica).

 

  1. “Dottor Gravina, come si può riconoscere se un problema sessuale è di natura psicologica oppure se deriva da un problema organico?”

 
“A volte può essere semplice. Ad esempio, nel maschio, la presenza di regolari erezioni spontanee notturne può deporre per una più probabile presenza di problemi psicologici; in ogni caso è utile una valutazione medica specialistica mirata a valutare il buon funzionamento degli organi sessuali (aspetti anatomici ed endocrini), la presenza di aspetti psicopatologici associati (ad es. depressione o ansia) e ad escludere la possibile interferenza di terapie farmacologiche in atto per altri problemi. È importante poi valutare se il disturbo è lifelong (presente da lungo tempo o da quando il soggetto è diventato sessualmente attivo) o acquisito, se è generalizzato o situazionale (se si verifica solo in determinate situazioni o con uno specifico partner). Occorre poi indagare le modalità della risposta sessuale nelle sue diverse fasi (desiderio, eccitazione, orgasmo e risoluzione); importante è anche la valutazione dei vissuti sessuali nelle sue dimensioni (aspetti pulsionali, emotivi, affettivi e relazionali) ed espressioni (immaginario, fantasia, esperienze, intimità e affettività). Sulla base di questi elementi è in genere possibile stabilire la prevalenza di aspetti causali di tipo organico o psicologico, senza escludere che possano essere anche associati”
 
2. “Secondo la sua esperienza, ci sono particolari disturbi psicopatologici che più frequentemente si accompagnano ai disturbi sessuali? Se sì, c’è una ragione?”
 
“Certamente è possibile correlare specifiche disfunzioni sessuali con tratti psicopatologici; nel maschio è frequente l’associazione tra disturbi d’ansia e disturbi del controllo degli impulsi, con deficit erettile ed eiaculazione precoce. Disturbi della funzione sessuale possono essere presenti in tutti i quadri clinici dello spettro depressivo; nell’uomo, i disturbi dell’umore sono associati spesso a ridotta libido e/o deficit erettivo; nella donna, anorgasmia e dolore alla penetrazione sono associati spesso con disturbi dell’umore e disturbo post-traumatico da stress. Disturbi di personalità del cluster C (ansioso) possono essere associati a disturbi del desiderio, dell’erezione e del piacere nell’uomo, e della libido e dell’orgasmo nella donna”
 
3. “Quanto la psicoterapia psicodinamica può essere utile nel trattamento dei disturbi sessuali?”
 
“Per le disfunzioni sessuali l’Istituto Superiore di Sanità, riferendosi anche a quanto riportato dall’American Psychiatric Association e dal trattato di Roth e Fonagy (1996), ha indicato la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) come efficace per il trattamento di deficit erettivo e di penetrazione dolorosa, e come probabilmente efficace per l’eiaculazione precoce. Più che la risoluzione di un sintomo disfunzionale, la psicoterapia psicodinamica può essere utile nel trattamento dei disturbi del desiderio ad eziologia psicogena. E comunque, pur tenendo conto dei classici contenuti della psicoanalisi (in cui le problematiche sessuali erano lette come espressione di una conflittualità nevrotica), le complesse sfaccettature della sessualità, espressione fondamentale dell’essere umano e forma privilegiata della comunicazione, hanno condotto oggi a trattare i disturbi sessuali mediante un approccio integrato che include le psicoterapie che affrontano i problemi comportamentali, interpersonali e relazionali”
 
4. “Ci sono dei testi che ritiene fondamentali e che sente di consigliare agli addetti ai lavori interessati all'argomento?”
 
“Sono molti, e soprattutto sono molti gli articoli della letteratura scientifica nazionale ed internazionale. Comunque certamente, per un inquadramento teorico generale, credo che si debba citare H.S. Kaplan con “Nuove terapie sessuali” (Bompiani, 2002) e “I disturbi del desiderio sessuale” (Mondadori, 1992); il testo di G. Abraham e W. Pasini “Introduzione alla sessuologia medica (Feltrinelli, 1975) e quello a cura di C. Simonelli “Diagnosi e trattamento delle disfunzioni sessuali” (Franco Angeli, 1997). A titolo solo personale poi mi sento di suggerire i testi di A. Lowen “Il piacere” (Astrolabio, 1984) e “Il linguaggio del corpo” (Feltrinelli, 2013) e quello di U. Galimberti “Il corpo” (Feltrinelli, 2013)”
 
5. “Nell'ultimo anno, in molte parti d'Italia, Toscana e territorio dell'ASL5 di Pisa compreso, sono stati promossi programmi di Educazione di Genere nelle Scuole Primarie, per intervenire in ottica preventiva sulla formazione di stereotipi di genere ed educare al rispetto dell'altro a prescindere dal genere sessuale di nascita. Cosa ne pensa?”
 
“Il tema è molto caldo, è collegato anche alla possibilità di prevenire bullismo di genere e violenza sessuale. L’educazione alla parità di genere è ormai una parte fondante di ogni processo formativo. Senz’altro quindi occorre riflettere su strategie di intervento a riguardo. Il problema cruciale rimane la metodologia efficace, su cui mancano ancora indicazioni certe, e la possibilità di evitare interventi prevalentemente ideologici. In tal senso ritengo anche che potrebbero essere molto utili interventi di alfabetizzazione emotiva e di educazione all’affettività fin dalla scuola primaria”
 
6. “Nei mesi scorsi Massimo Gandolfini, docente universitario all'Università Cattolica di Brescia, primario di Neurochirurgia e Direttore dell'Istituto di Neuroscienze della Fondazione Poliambulanza di Brescia, ha dichiarato ad un convegno che il tasso di suicidi nella popolazione ad orientamento sessuale omosessuale è determinato da un "disagio identitario", disagio che la persona omosessuale proverebbe verso se stesso a prescindere dal fatto che la società  sia più o meno rifiutante, omofobica. Vista la sua esperienza clinica pluridecennale come medico e consulente sessuale in U.F. Consultoriale della zona pisana dell'ASL ed esperto Endocrinologo, cosa pensa riguardo al tema?”
 
“Ritengo che possa essere un po’ semplicistico “spiegare” come un disagio identitario i complessi vissuti intrapsichici e relazionali di un soggetto omosessuale, specie nei periodi della sua infanzia e adolescenza. E’ certo un tema estremamente delicato; se in effetti esistono alcuni dati che indicano maggiore suicidalità tra soggetti omosessuali, occorre però aggiungere, per correttezza, che l’affermazione di Gandolfini è solo un’ipotesi che dovrebbe avere più ampie conferme, peraltro, al momento, non riscontrabili nella letteratura scientifica”