Oltre i luoghi comuni della psicopatologia - Luci e ombre sul Disturbi Narcisistico di Personalità

Scorrendo tra i risultati di Google, è facile imbattersi in numerose pagine, forum, gruppi sui social network che trattano la tematica del narcisismo, spesso affidandosi al senso comune. Effettivamente, è sempre più probabile avere a che fare con chi possa essere definito narcisista, anche dai non addetti ai lavori, in quanto questo specifico disturbo di personalità sembra essere in crescita in tutto il mondo Occidentale, come riporta ad esempio uno studio di Jean Twenge. Un’ipotesi socioculturale spiega questo fenomeno con l’avvento della cosiddetta “era del narcisismo” (Levy, 2007; Rivas, 2001): l’epoca in cui viviamo favorisce culturalmente e socialmente lo sviluppo di personalità narcisistiche attraverso diffusione della cultura individualista, del materialismo e della competizione per lo status, che, agendo sui sentimenti di orgoglio e vergogna degli individui favoriscono la formazione di personalità narcisistiche (Wilkinson e Pickett, 2009).  Non sorprende, quindi, che molte persone cerchino informazioni o condividano esperienze di relazioni con narcisisti. Il problema è che spesso le informazioni fruibili attraverso i principali strumenti di comunicazione e la rete sono piuttosto generiche, le spiegazioni semplicistiche e i messaggi recepiti in modo travisato (questo problema non riguarda solo il narcisismo, ovviamente, e nemmeno solo le tematiche di interesse della psicologia). Così ci si può imbattere in descrizioni schematiche e superficiali del “tipico narcisista”, elenchi di indizi per riconoscerlo (che in quanto  tali non si dilungano certo in approfondimenti, divenendo decaloghi o veri ricettari), nonché, in alcuni casi estremi, in immagini demonizzanti, ovvero metafore che assimilano il gruppo sociale in questione a esseri malvagi e sovrumani che rispecchiano una paura di fondo da parte di chi le usa, e fungono da strumenti per giustificare prese di posizioni ostili (Volpato, 2011). Questa esposizione e divulgazione superficiale del termine diviene chiaramente nociva, in primo luogo, per chi effettivamente si trova ad avere rapporti o relazioni con un vero narcisista e vorrebbe capire come affrontare la situazione: lo scenario che potrebbe trovare, costellato di immagini generalizzanti che dipingono il narcisista come “il cattivo” in senso assoluto e incontestabile, è piuttosto sconfortante per qualcuno che vorrebbe cercare di stabilire se non salvare, la relazione con la persona che crede ascrivibile alla suddetta categoria. Dal lato opposto, ovviamente, chi soffre di disturbo narcisistico di personalità rischia di essere discriminato e rinchiuso all’interno di queste immagini stereotipate, causando quindi un ulteriore irrigidimento delle difficili e suscettibili interazioni che queste persone sviluppano con gli altri. Forse, c’è una certa confusione tra narcisismo inteso come disturbo di personalità e quel narcisismo del senso comune, molto più vicino alla vanità in senso stretto che ai vissuti di sofferenza tipici del disturbo.
Per dare un’idea più chiara, ecco le principali caratteristiche usate comunemente per descrivere i narcisisti.

  • Affascinanti: questa è la prima caratteristica che notano le persone che si relazionano con un narcisista. Viene frequentemente descritta una sorta di “attrazione fatale”.
  • Manipolatori, falsi: dopo il fascino iniziale, le persone scoprono una natura sinistra in chi li ha precedentemente attratti, si sentono usati e manipolati per servire i fini del narcisista.
  • Freddi e incapaci di provare sentimenti: soprattutto nelle relazioni sentimentali, il partner del narcisista arriva ad intuire l’incapacità di quest’ultimo di provare sentimenti veri. Nelle testimonianze, emerge spesso la sensazione di essere stati trattati ingiustamente e si rafforza la percezione di essere manipolati. Ci sono racconti che parlano dei partner narcisisti come di “vampiri” che si nutrono di sentimenti altrui senza dare nulla in cambio.

Non è intenzione di questo articolo negare la veridicità di queste caratteristiche: è vero che la mancanza di empatia, percepita come freddezza, e la tendenza a manipolare gli altri sono due aspetti importanti nella definizione del narcisismo patologico. Queste caratteristiche però si riferiscono all’aspetto più superficiale (nel senso di visibile in superficie, osservabile dall’esterno) del narcisista. Alla base vi sono caratteristiche che risiedono in spazi più intimi e profondi, che dall’esterno sono invisibili proprio perché il soggetto narcisista, in modo inconsapevole, si guarda bene dal farle trapelare o è incapace di comunicarle. È necessario tuttavia approfondire lo sguardo per rendersi conto che, in un senso più ampio, la sofferenza   spesso indotta negli altri da un narcisista non sempre è intenzionale, ma è la conseguenza di reazioni automatiche che derivano a loro volta da una sofferenza patologica nel narcisista stesso; ciò è confermato a livello neurologico (Greenberg, 2016). Questa sofferenza costituisce l’insieme di caratteristiche “invisibili” del narcisismo. Alcune di esse sono:

  • Insicurezza e ansia: esse derivano dalle alte aspettative che i narcisisti nutrono circa sé stessi e circa il modo in cui dovrebbero essere trattati. Un narcisista timido rischia livelli ancora maggiori di ansia sociale.
  • Depressione: siccome coltivano fantasie irrealistiche di grandiosità e pensano di meritare trattamenti di favore, rimarranno inevitabilmente delusi. Ciò alimenterà la loro insicurezza e la loro segreta paura di non valere abbastanza.
  • Dipendenza dai rinforzi sociali e ipersensibilità alle critiche: come per altri disturbi di personalità il narcisismo comporta una dipendenza e un iperinvestimento nelle relazioni sociali. Sebbene il narcisista sembri al riparo dal giudizio altrui, la sua autostima diviene spesso un castello di sabbia che egli cerca di autoalimentare, rifuggendo o distaccandosi dagli altri quando questi cercano di attenuare il suo atteggiamento individualista.

Inoltre, se da un lato la mancanza di empatia è fonte di dolore per le persone che si relazionano e vengono manipolate da un narcisista, dall’altro, riconoscere di mancare di empatia può rappresentare sofferenza anche per un narcisista che riesce in parte a essere consapevole del proprio disturbo; potrebbe condurre alla triste sensazione di aridità emotiva. L’incapacità di provare interesse sincero per gli altri è infatti un problema che si riflette sul soggetto stesso e non solo sulle figure significative che lo circondano e di cui egli ha bisogno, pur non riuscendo a vivere in modo costruttivo il rapporto con loro.
Esistono sicuramente validi motivi nel manifestare cautela ed avere difficoltà nel relazionarsi con i comportamenti di un vero narcisista: non si possono negare le caratteristiche sopra citate, dalla megalomania, all’egocentrismo, alla tendenza alla manipolazione degli altri, che riflettono una generale incapacità di vedere l’altro come fine, ma come mezzo per alimentare un’idea ipertrofica di sé stessi. Confrontarsi con persone di questo tipo non è facile ed è probabile che ne scaturiscano conflitti. Nonostante ciò, ridurre la complessa personalità narcisistica a questi soli comportamenti non solo è troppo superficiale, ma rende chi soffre di questo disturbo una vittima di quella che, rifacendoci a Moscovici, potremmo definire una rappresentazione sociale, forgiata dai media a uso e consumo di una visione popolare della psicopatologia. D’altro canto se numerosi disturbi psicopatologici hanno suscitato l’interesse del grande pubblico e hanno ricevuto una semplificazione nell’immaginario collettivo, la ragione è da ricercarsi nella necessità dell’uomo comune di capire il mondo che lo circonda, a costo di dividere e contrassegnarne rigidamente i suoi confini. La psicopatologia si presta bene alle interpretazioni manichee da parte dei non-specialisti, proprio perché questa semplificazione permette di allontanare più facilmente le realtà che vogliamo vivere come estranee, categorizzandole come semplice frutto della malattia. Stereotipi di questo tipo permettono agli individui di semplificare la realtà in cui vivono: etichettando alcuni aspetti di ciò che li circonda come sgradevoli e immutabili (come il rapporto con un potenziale narcisista), rendendo spontaneo il loro evitamento e impedendo quindi la comprensione di fenomeni complessi come tutti quelli che riguardano la vita interiore.
Il Narcisismo in senso lato si trova oggi facilmente esposto all’interesse delle masse, perché i valori culturali su cui le società postmoderne si basano, ci spingono ad ammirare un certo grado di questa struttura della personalità.  Leghiamo spesso il narcisista a un’intraprendenza e sicurezza interiori che vorremmo possedere, che spesso sono i motivi reali per i quali chi possiede queste caratteristiche finisce per attrarci, salvo poi scoprire il rovescio della medaglia: difetti che stigmatizziamo nell’altro tanto da volerlo etichettare come patologico, senza volerci informare davvero o senza cercare di aprirci verso di lui.
 
 
 

 

Un contributo scritto e ideato da Ilaria Sirito, studentessa di Psicologia dei processi sociali, decisionali ed economici presso Università degli Studi di Milano-Bicocca, alla sua primo collaborazione con noi.