La Disforia di Genere

Quando parliamo di disforia di genere (DG) entriamo nel complesso mondo dell'identità sessuale che, anche se non ne siamo consapevoli, parte a formarsi ben prima della nascita, quando i genitori, parenti e amici, sono curiosi di conoscere quale sarà il sesso della creatura.
Pensiamo come questa scoperta inizi già a formare mondi possibili al nascituro, prima ancora che egli stesso possa capire qualcosa della sua esistenza: desideri e fantasie dei genitori, colore delle pareti della cameretta, vestitini, giochi, fino ad arrivare ad aspettative sociali e culturali su quello che dovrà o potrà essere.
Trattando la disforia di genere ci si addentra quindi in un mondo nel quale si intrecciano temi sociali, culturali, etici, psicologici e biologici , per  non parlare della storia, densa di battaglie, che ha visto il movimento LGBTQ battersi contro lo stigma e gli stereotipi..
Per una prima definizione, credo sia necessario chiarire la differenza che c’è tra “non conformità di genere” e disforia di genere. La prima èuna percezione della propria identità di genere o espressione di genere - come diversa rispetto a quanto sancito dalle norme socio-culturali per un determinato sesso biologico. La seconda invece si caratterizza per il disagio, lo stress, l'angoscia provati da una persona nel vivere l'incongruenza tra la propria identità di genere e il genere assegnato alla nascita come conseguenza del sesso biologico di appartenenza (Standards of Care, Wpath).
Soltanto una parte delle persone che vivono una “non conformità di genere” sviluppano nel corso delle loro vita la disforia di genere e anche tra queste persone vi è una diversità importante nell'intensità del vissuto e nei bisogni da ascoltare per alleviare l'angoscia.

Attualmente le persone con disforia di genere possono avere diagnosi diverse a seconda del sistema di classificazione usato.
Nel DSM-5 è prevista una diagnosi per i bambini, una per gli adolescenti e adulti e altre due diagnosi di disforia di genere che racchiudono i casi in cui non sono soddisfatti tutti i criteri (Disforia di genere con specificazione e disforia di genere senza specificazione).

Disforia di genere nei bambini
A. Una marcata incongruenza tra il genere esperito/espresso da un individuo e il genere assegnato, della durata di almeno 6 mesi, che si manifesta attraverso almeno sei dei seguenti criteri (di cui uno deve essere necessariamente il Criterio A1):
1 Un forte desiderio di appartenere al genere opposto o insistenza sul fatto di appartenere al genere opposto (o a un genere alternativo diverso dal genere assegnato).
2 Nei bambini (genere assegnato), una forte preferenza per il travestimento con abbigliamento tipico del genere opposto o per la simulazione dell'abbigliamento femminile; nelle bambine (genere assegnato), una forte preferenza per l'indossare esclusivamente abbigliamento tipicamente maschile e una forte resistenza a indossare abbigliamento tipicamente femminile.
3 Una forte preferenza per i ruoli tipicamente legati al genere opposto nei giochi del “far finta” o di fantasia.
4 Una forte preferenza per i giocattoli, i giochi, o attività stereotipicamente utilizzati o praticati dal genere opposto.
5 Una forte preferenza per i compagni di gioco del genere opposto.
6 Nei bambini (genere assegnato) un forte rifiuto per giocattoli, giochi e attività tipicamente maschili e un forte evitamento dei giochi in cui ci si azzuffa; nelle bambine (genere assegnato), un forte rifiuto di giocattoli, giochi, e attività tipicamente femminili.
7 Una forte avversione per la propria anatomia sessuale.
8 Un forte desiderio per le caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie corrispondenti al genere esperito.
B. La condizione è associata a sofferenza clinicamente significativa o a compromissione del funzionamento in ambito sociale, scolastico, o in altre aree importanti.
Specificare se:
Con un disturbo dello sviluppo sessuale (per es., un disturbo adrenogenitale congenito come iperplasia surrenale congenita 255.2 [E25.0]  oppure sindrome da insensibilità agli androgeni 259.50 [E34.50] ).

Disforia di Genere negli adolescenti e negli adulti - 302.85 (F64.1)
A. Una marcata incongruenza tra il genere esperito/espresso da un individuo e il genere assegnato, della durata di almeno 6 mesi, che si manifesta attraverso almeno due dei seguenti criteri:
1 Una marcata incongruenza tra il genere esperito/espresso da un indivuduo e le caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie (oppure, in giovani adolescenti, le caratteristiche sessuali secondarie attese).
2 Un forte desiderio di liberarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie a causa di una marcata incongruenza con il genere esperito/espresso di un individuo (oppure, nei giovani adolescenti, un desiderio di impedire lo sviluppo delle  caratteristiche sessuali secondarie attese).
3 Un forte desiderio per le caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie del genere opposto.
4 Un forte desiderio di appartenere al genere opposto (o un genere alternativo diverso dal genere assegnato).
5 Un forte desiderio di essere trattato come appartenenente al genere opposto (o un genere alternativo diverso dal genere assegnato).
6 Una forte convinzione di avere i sentimenti e le reazioni tipici del genere opposto (o un genere alternativo diverso dal genere assegnato).
B. La condizione è associata a sofferenza clinicamente significativa o a compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
Specificare se:
Con un disturbo dello sviluppo sessuale (per es., un disturbo adrenogenitale congenito come iperplasia surrenale congenita 255.2 [E25.0] oppure sindrome da insensibilità agli androgeni 259.50 [E34.50])
Post-transizione: l’individuo è passato a vivere a tempo pieno il genere desiderato (con o senza riconoscimento legale del cambiamento di genere) e si è sottoposto (oppure si sta preparando a sottoporsi) ad almeno una procedura medica di riassegnazione sessuale o a un protocollo di trattamento, vale a dire un regolare trattamento con ormoni del sesso opposto o un intervento chirurgico di riassegnazione del genere in accordo al genere desiderato (per es., penectomia, vaginoplastica in un individuo nato maschio; mastectomia o falloplastica in un individuo nato femmina).
 
Rispetto alla precedente versione un dato importante da rilevare è che nel DSM-5 si è passati dall'utilizzo della diagnosi “Disturbo dell'Identità di Genere” (posta all'interno dei Disturbi Sessuali) ad una diagnosi, sotto la dicitura Disforia di Genere in un capitolo a sé, distinto dalle parafilie e dai disturbi sessuali.
Questo termine è un ottimo passo in avanti verso il processo di depatologizzazione in quanto la persona in questione viene vissuta come portatrice di un disagio, ma non per questo disturbata o malata. Infatti, per quanto ci sia un'importante diatriba sul mantenimento della diagnosi o meno, il cambiamento di dicitura e sezione rimane il frutto di anni di ricerca da parte della comunità scientifica e di lotte da parte del movimento LGBTQ per garantire una progressiva destigmatizzazione delle persone che soffrono di questo disagio.
La diagnosi rimane un'importante via di accesso alle cure da parte del sistema sanitario e descrive una serie di difficoltà che la persona ha bisogno di combattere, ognuna in base ai propri bisogni e necessità. Esistono infatti diversi tipi di cura che permettono a queste persone di esplorare la loro identità di genere e alleviare la sofferenza data dall'incongruenza: alcune persone hanno bisogno di cure mediche che prevedono la mascolinizzazione o femminilizzazione del corpo attraverso trattamenti ormonali o chirurgici, alcune di cure estetiche, per altre è sufficiente adeguare il ruolo e l'espressione di genere al proprio sentire senza ricorrere ad altri tipi di trattamento.
L'intervento psicologico e/o psicoterapeutico, in integrazione con le altre forme di terapie utili laddove richieste, viene considerato importante dalle organizzazioni nazionali (ONIG) e internazionali (Wpath) responsabili dell’approvazione degli Standard di cura e trattamento della disforia di genere.
L'intervento dello psicoterapeuta non ha l'obiettivo di curare la persona che ne soffre “correggendolo”, né quella di far accettare alla persona la propria condizione. La psicoterapia ha bensì il ruolo di accompagnare la persona nell'esplorazione della propria identità sessuale per scoprire dentro di sé i modi possibili per alleviare il disagio, aiutarla ad esprimere la propria identità di genere con realistiche possibilità di benessere nelle relazioni interpersonali e lavorative, affrontare il processo del coming out e l'impatto dello stigma, esplorare le possibili strade e anticiparne i risvolti per poter pianificare un cambiamento nel rispetto dei propri tempi, fornire quindi un prezioso spazio dove iniziare a sperimentarsi secondo il proprio sesso psicologico di appartenenza ( The Standards of care, Wpath). La psicoterapia risulta perciò anche un importante strumento per familiari, ed eventuali partner, utile ad aiutare non solo la persona con disforia di genere nel processo di coming out, ma anche per sostenere le persone che ha accanto.
Ritornando all'inizio dell'articolo, per concludere, la disforia di genere ci proietta in una profonda complessità che destabilizza i canoni sociali e culturali all'interno dei quali siamo cresciuti. È fondamentale, quindi, che il terapeuta non solo si sia liberato da qualsiasi pregiudizio, ma anche che si sia interrogato sulla propria identità, svilluppando un’apertura verso il dubbio, la sofferenza, l’incongruenza e la complessità che le persone con DG ci portano.