Il buffer episodico nella clinica: agire con cura

Marco Rossi di Domodossola lavora in banca fino alle 6 di sera. Terminato l'orario di lavoro si dirige verso il bar del Forte dove è solito incontrare il suo amico Pino per un aperitivo. Dopo più di un'ora di attesa il suo amico non si è fatto ancora vedere e Marco preoccupato telefona a casa sua per avere informazioni. La moglie gli riferisce che Pino è stato trattenuto ad una riunione e che non tornerà prima di cena.
 
Questo breve racconto non è un incipiente e poco strutturato delirio della mia mente (lo dico perché qualcuno potrebbe domandarsi cosa c'entra con la clinica della memoria), ma rappresenta un esempio inventato di un tipico test che viene utilizzato per la valutazione del funzionamento mnestico. Ovviamente questo test non valuta globalmente la memoria, bensì uno od alcuni sottosistemi di questa e la mia riflessione vuole proprio soffermarsi su quale/i dei sottosistemi mnestici vengano coinvolti quando ci troviamo a rievocare un breve racconto come questo. Questo articolo non vuole essere una disamina teorica sul sistema memoria, bensì una breve ed modesta riflessione inerente a cosa realmente indaghiamo durante una valutazione clinico-neuropsicologica.Una prova di memoria come il suddetto breve racconto è stata costruita e viene tutt'ora notoriamente utilizzata per la valutazione del paziente amnesico e serve per indagare la capacità di apprendere nuove informazioni di tipo episodico verbale e rievocarle dalla memoria a lungo termine. È proprio su questo punto che si deve porre particolare attenzione. Forse prima però è necessario spiegare brevemente com'è strutturato questo test. Seppur esistano diverse versioni, quasi tutte sono costruite in modo simile. Il raccontino viene letto ed immediatamente dopo ne viene chiesta la rievocazione. Viene riletto poi per una seconda volta e ne viene chiesta la rievocazione a distanza di dieci minuti circa. La quantità di dettagli rievocati si riassume o in un punteggio unico o in due punteggi, uno di rievocazione immediata e uno di rievocazione differita. Questi punteggi sono espressione del funzionamento della memoria episodico anterograda... ma nell'asserire questo dobbiamo porre molta attenzione. Questo è sicuramente vero nella condizione di rievocazione differita, perché a distanza di 10-20 minuti dalla presentazione, per rievocare il brano occorre l'integrità dei processi di codifica, consolidamento e richiamo dalla memoria a lungo termine. Tuttavia, nella condizione immediata, cioè immediatamente dopo la presentazione, non è facile capire se stiamo valutando la memoria a lungo termine o la memoria a breve termine. Il dubbio clinico che sorge è questo: "quando una persona rievoca immediatamente dopo la presentazione il raccontino, le tracce mnestiche che sono codificate durante la lettura sono già in fase di consolidamento e la persona nel recuperarle si avvale del sistema a lungo termine o utilizza in modo congiunto anche la memoria a breve termine?" Sappiamo che il magazzino a breve termine è uno spazio a capacità limitata che permette di mantenere un numero variabile di informazioni per un periodo molto limitato di tempo. Questa capacità viene chiamata "span" e rappresenta appunto la quantità di informazioni che possono essere elaborate e trattenute per breve tempo. Un breve racconto però eccede di gran lunga le capacità di span di un individuo e quindi com'è possibile affermare che immediatamente dopo la presentazione del racconto venga utilizzata in modo esclusivo o congiunto la memoria a breve termine? Per capire questo è necessario introdurre il concetto di "Buffer Episodico". Il Buffer Episodico è una componente della Memoria di Lavoro insieme al Circuito Fonologico, al Taccuino Visuo-Spaziale e all'Esecutivo Centrale e rappresenta uno spazio multimodale dove le informazioni provenienti dalle suddette componenti e dalla memoria a lungo termine si integrano e sono disponibili per brevi periodi tempo (Baddeley, 2012)."Il buffer è episodico in quanto conserva le informazioni che sono integrate da vari sistemi- comprese altre componenti della memoria di lavoro e della memoria a lungo termine- in coerenti strutture complesse. È un buffer in quanto funge da intermediario tra sottosistemi con codici diversi, che combina in rappresentazioni multi-dimensionali"(Repovs e Baddeley (2006); Eysenck & Keane (2012).Il buffer è coinvolto nel processo di chunking, cioè nel raggruppamento delle informazioni con lo scopo di ottimizzare lo spazio di lavoro. Pensate ad esempio di dover ricordare una sequenza di cifre come questa (1 6 8 4 9 2 7 5). È possibile cercare di ricordarseli uno per uno oppure raggruppandoli insieme (1684 92 75), ad esempio in modo che si associno ad un data significativa per la persona. Pensate che con una certa variabilità è possibile rievocare subito dopo la presentazione circa cinque parole, mentre quando le parole sono inserite in frasi dotate di significato la capacità di span arriva fino a 16 (Baddeley, Vallar e Wilson, 1987). Un altro esempio è quello del nostro racconto. Il racconto infatti, data la sua lunghezza, eccede di molto lo span e dato che non è possibile utilizzare il ripasso sub-vocalico per mantenere le informazioni (a differenza di quanto accade nelle prove di Span di Cifre, perché ciò creerebbe interferenza durante l'ascolto del racconto) è lecito ipotizzare che sia il Buffer, attraverso la sua funzione di ponte tra memoria a breve termine e memoria a lungo termine e per mezzo del processo di chunking a permettere la rievocazione immediata di un breve racconto. Questo non significa che durante la condizione di rievocazione immediata venga utilizzato solo il Buffer (si pensi ad esempio al coinvolgimento dell'Esecutivo Centrale) e non significa neanche che non vengano comunque utilizzati i processi di codifica, consolidamento e recupero a lungo termine durante questo tipo di prova. Questa riflessione sorge perché la ricerca neuropsicologica negli ultimi anni ha modificato notevolmente la concezione e le teorie sulla memoria e tutt'oggi continua a gettare le basi per la costruzione di nuovi e più efficaci modelli teorici, anche se siamo ancora ben lontani da una comprensione esaustiva dell'argomento.Nella realtà della clinica, si può presentare un paziente amnesico che lamenta difficoltà nell'apprendere nuove informazioni e nel rievocarle e questa sua capacità deve essere valutata attraverso i test di laboratorio disponibili, come quello del nostro esempio. Per evitare grossolani errori valutativi e diagnostici occorre quindi conoscere molto bene il test che si sta utilizzando, inquadrarlo all'interno di quadro teorico di riferimento e conoscere i processi che ci accingiamo ad indagare, ma occorre ancor di più tenere a mente che il test è solo uno strumento nelle mani dello psicologo clinico e che i punteggi che otteniamo non hanno senso di per sé, ma lo acquistano solo se vengono letti da un occhio clinico preparato che sa comprendere quali processi vengono coinvolti durante la prova. Concludendo, mi preme sottolineare che il test del Breve Racconto è solo un esempio dei diversi test usati per indagare la memoria anterograda episodica e che la clinica dell'amnesia è molto di più di quello che ho scritto in queste due paginette, frutto di una riflessione maturata nel tempo, che non ha nessuna pretesa di esaustività ma al massimo suggerisce cautela durante la valutazione neuropsicologica.
Matteo Baroncini
 
 
BREVE BIBLIOGRAFIA
Baddeley, A. (2012). Working memory: theories, models, and controversies.Annual review of psychology, 63, 1-29.Eysenck Michael, W., & Keane Mark, T. (2012).Psicologia cognitiva.Repovš, G., & Baddeley, A. (2006). The multi-component model of working memory: explorations in experimental cognitive psychology. Neuroscience,139(1), 5-21.